PERCHÉ CREARE UNA HOLDING: VANTAGGI FISCALI E PATRIMONIALI

Analisi di Bilancio
Data
22.01.2024
Autore
Matteo Rinaldi

Creare una Holding significa progettare l’architettura di governo di un gruppo societario: chi controlla le partecipazioni, come vengono gestiti gli utili e quali regole disciplinano successione e proprietà. Non basta costituire una società di partecipazioni. Servono perizie di stima solide, statuti strutturati e una governance chiara. Una Holding mal progettata può generare conflitti tra soci e inefficienze fiscali; una struttura corretta diventa invece uno strumento per coordinare il gruppo, proteggere il patrimonio e pianificare il passaggio generazionale.

COME FUNZIONA UNA HOLDING E QUALI ERRORI EVITARE SUBITO

Quando un’impresa cresce e il patrimonio familiare si articola tra partecipazioni, immobili e liquidità, la gestione diretta delle società da parte delle persone fisiche diventa spesso inefficiente. Le partecipazioni restano disperse, i flussi finanziari non sono coordinati e ogni società viene valutata isolatamente da banche, investitori e controparti. In queste situazioni emerge la necessità di introdurre una struttura di vertice capace di governare il sistema nel suo insieme: la Holding.

Costituire una Holding significa creare una società – generalmente una S.r.l. o una S.p.A. – che detiene e coordina le partecipazioni nelle società operative. La funzione non è svolgere direttamente attività produttive o commerciali, ma esercitare una regia unitaria del gruppo: centralizzare il controllo, organizzare i flussi finanziari, separare gli asset strategici dai rischi operativi e pianificare con maggiore efficienza operazioni straordinarie o passaggi generazionali.

Se correttamente progettata, la Holding consente di accedere a diversi strumenti previsti dall’ordinamento fiscale italiano, come la Participation Exemption sulle plusvalenze da partecipazioni, la detassazione dei dividendi infragruppo e il consolidato fiscale. Allo stesso tempo permette di costruire una struttura societaria più stabile, nella quale proprietà, gestione e distribuzione degli utili vengono disciplinate in modo ordinato.

La creazione di una Holding non è però un’operazione standard. Ogni progetto richiede un’analisi tecnica delle partecipazioni esistenti, dei beni da conferire, degli obiettivi patrimoniali e delle dinamiche familiari dell’imprenditore. La Holding è particolarmente utile anche nei gruppi familiari, quando occorre distinguere tra proprietà delle quote, governo dell’impresa e tutela del patrimonio nel tempo. Solo attraverso una progettazione coerente tra diritto societario, fiscalità e governance è possibile trasformare una semplice società di partecipazioni in una vera architettura di controllo del patrimonio imprenditoriale.


COS’È UNA HOLDING: SIGNIFICATO E A COSA SERVE

Una Holding è una società il cui oggetto principale consiste nel detenere e gestire partecipazioni in altre imprese. Non svolge normalmente attività produttive o commerciali dirette, ma esercita funzioni di indirizzo strategico, coordinamento finanziario e controllo sulle società partecipate.

Nel sistema societario italiano la forma più diffusa è la Holding S.r.l., scelta per la sua flessibilità statutaria e per i costi di gestione relativamente contenuti. Nei gruppi di dimensioni più rilevanti può essere invece adottata la Holding S.p.A., soprattutto quando si prevede l’ingresso di investitori o operazioni di finanza straordinaria.

La funzione principale della Holding è creare una struttura di governo unitaria del gruppo, nella quale le partecipazioni vengono accentrate in un unico soggetto societario. In questo modo l’imprenditore non detiene più direttamente le quote delle singole società operative, ma controlla l’intero sistema attraverso la società capogruppo.

Questa configurazione consente di ottenere diversi benefici organizzativi e finanziari. In particolare, una Holding permette di:

  • concentrare il controllo delle partecipazioni in un unico veicolo societario;
  • coordinare i flussi finanziari e la distribuzione degli utili tra le società del gruppo;
  • separare gli asset strategici, come immobili, marchi e partecipazioni, dalle attività operative esposte a rischio imprenditoriale;
  • facilitare operazioni straordinarie come acquisizioni, fusioni o cessioni di partecipazioni;
  • organizzare in modo più ordinato il passaggio generazionale e la governance familiare.

Dal punto di vista giuridico ed economico, la Holding rappresenta quindi la società di vertice del gruppo. Non produce direttamente beni o servizi per il mercato, ma governa le società che lo fanno, assumendo il ruolo di centro decisionale e finanziario dell’intera struttura.

Quando più imprese operano in modo coordinato sotto una capogruppo, il sistema societario diventa più leggibile anche verso l’esterno. Banche, investitori e partner commerciali percepiscono il gruppo come una realtà organizzata, con una regia centrale e una struttura patrimoniale più stabile rispetto a un insieme di società separate e prive di coordinamento.


TIPI DI HOLDING: PURA, MISTA E OPERATIVA

Non tutte le Holding svolgono lo stesso ruolo all’interno di un gruppo societario. La struttura può assumere configurazioni differenti a seconda delle attività svolte e delle funzioni attribuite alla società capogruppo. Nel diritto societario e nella prassi professionale si distinguono generalmente tre modelli principali.

Holding pura: È la configurazione più classica. La società si limita a detenere partecipazioni in altre imprese e a esercitare funzioni di indirizzo strategico e coordinamento finanziario. Non svolge attività operativa diretta sul mercato e concentra la propria funzione nella gestione delle partecipazioni. Questo modello è particolarmente diffuso nei gruppi familiari e nelle strutture patrimoniali, dove la Holding rappresenta la società di vertice che governa società operative distinte.

Holding mista: La Holding mista, oltre a detenere partecipazioni, svolge anche una propria attività economica. In questo caso la società capogruppo può produrre beni o servizi, oppure gestire direttamente una parte del business del gruppo. Questo modello è più frequente nei gruppi imprenditoriali di dimensioni ridotte o nelle realtà in cui la società capogruppo coincide con l’impresa originaria da cui sono nate le altre società controllate.

Holding operativa o di servizi: In alcune strutture la Holding svolge funzioni di coordinamento operativo per le società del gruppo, fornendo servizi centralizzati come amministrazione, gestione finanziaria, marketing, gestione del personale o pianificazione strategica. Questa configurazione consente di accorpare alcune funzioni aziendali, riducendo duplicazioni di costi e migliorando l’efficienza organizzativa del gruppo.

La scelta tra questi modelli dipende dalla dimensione dell’impresa, dal numero di società controllate e dagli obiettivi strategici dell’imprenditore. In molti casi la Holding nasce come società pura e nel tempo evolve verso una struttura più articolata, man mano che il gruppo cresce e si diversifica.


PERCHÉ CREARE UNA HOLDING

La scelta di creare una Holding nasce quasi sempre da esigenze concrete che emergono con la crescita dell’impresa. Quando un imprenditore possiede più società operative, immobili strumentali o investimenti finanziari, la gestione diretta delle partecipazioni da parte delle persone fisiche tende a generare inefficienze organizzative, fiscali e patrimoniali.

In assenza di una struttura di vertice, ogni società opera in modo autonomo: la liquidità rimane distribuita tra più bilanci, le banche valutano le singole imprese senza percepire la dimensione complessiva del gruppo e la governance dipende spesso da equilibri personali tra soci o familiari. Con il tempo questa frammentazione può rendere più difficile coordinare le decisioni strategiche e pianificare lo sviluppo dell’attività.

La Holding consente di superare questi limiti introducendo una regia centrale del gruppo. Accentrando le partecipazioni in un unico soggetto societario, l’imprenditore può governare le diverse società operative attraverso una struttura più ordinata e flessibile.

In particolare, la creazione di una Holding permette di:

  • Centralizzare il controllo delle società partecipate, mantenendo una direzione strategica unitaria;
  • Coordinare la gestione finanziaria del gruppo, gestendo in modo più efficiente liquidità, dividendi e investimenti;
  • Separare gli asset patrimoniali dalle attività operative, riducendo l’esposizione del patrimonio ai rischi imprenditoriali;
  • Facilitare operazioni straordinarie, come acquisizioni, fusioni o ingresso di nuovi soci in singole società operative;
  • Organizzare il passaggio generazionale, distinguendo tra proprietà delle quote e gestione dell’impresa.

Un ulteriore vantaggio riguarda la leggibilità della struttura societaria. Un gruppo organizzato con una Holding di vertice risulta generalmente più chiaro e più solido agli occhi di banche, investitori e partner commerciali, che possono valutare il sistema nel suo complesso anziché analizzare singolarmente ogni società.

Per queste ragioni la Holding non è soltanto uno strumento fiscale. Nella maggior parte dei casi rappresenta una scelta di architettura societaria, che consente di trasformare una serie di società indipendenti in un sistema coordinato, capace di sostenere la crescita e di preservare nel tempo il patrimonio costruito dall’imprenditore.


HOLDING E MODELLO DELLE SRL SORELLE

Non tutte le imprese sono organizzate come veri gruppi societari. In molti casi esiste, invece, una somma di società separate detenute direttamente dalle stesse persone fisiche: è il modello che nella prassi viene spesso definito delle “SRL sorelle”. In questa configurazione ogni società resta formalmente autonoma, ma manca un soggetto di vertice capace di coordinare partecipazioni, flussi finanziari e scelte strategiche. Il risultato, con il tempo, è spesso una struttura poco efficiente.

La liquidità rimane distribuita tra più bilanci, la tesoreria non è realmente coordinata, le banche valutano ogni società separatamente e la dimensione complessiva del gruppo resta poco leggibile. Anche la governance tende a poggiare su equilibri personali tra soci o familiari, più che su una struttura societaria ordinata.

La creazione di una Holding consente di superare questo assetto. Le partecipazioni nelle diverse società operative vengono conferite alla capogruppo, che diventa il soggetto attraverso cui viene esercitato il controllo dell’intero sistema. L’imprenditore non governa più direttamente le singole società operative, ma il gruppo nel suo insieme, attraverso una struttura di vertice capace di coordinare partecipazioni, flussi finanziari e strategie di sviluppo.

Il passaggio da un sistema di SRL sorelle a un gruppo organizzato con una Holding rappresenta spesso il momento in cui l’impresa compie un vero salto di qualità nella propria architettura societaria.


QUANDO CONVIENE COSTITUIRE UNA HOLDING

Non esiste un momento valido in assoluto per costituire una Holding. La convenienza dipende dalla struttura dell’impresa, dal patrimonio detenuto e dagli obiettivi dell’imprenditore nel medio-lungo periodo. In linea generale, la creazione di una società capogruppo diventa utile quando la gestione diretta delle partecipazioni da parte delle persone fisiche inizia a produrre inefficienze organizzative, fiscali o patrimoniali.

Questo bisogno emerge spesso dopo alcuni anni di crescita. Nascono più società operative, si sviluppano nuovi progetti imprenditoriali oppure vengono acquisiti immobili e altri asset collegati all’attività principale. La struttura si stratifica progressivamente: una società per il business originario, una seconda per un nuovo ramo di attività, una terza per immobili o investimenti patrimoniali.

Quando le partecipazioni restano intestate direttamente alle persone fisiche, queste società rimangono scollegate tra loro. La liquidità resta distribuita tra più bilanci, le banche valutano ogni impresa separatamente e la governance complessiva dipende da equilibri informali tra soci o familiari.

L’introduzione di una Holding consente di creare una struttura di vertice capace di coordinare l’intero sistema societario. Accentrando le partecipazioni nella capogruppo, l’imprenditore non controlla più le singole società direttamente, ma governa il gruppo attraverso la Holding.

La costituzione di una Holding risulta particolarmente utile quando:

  • esistono più società operative controllate dagli stessi soci;
  • la liquidità rimane distribuita tra più imprese e non può essere gestita in modo coordinato;
  • sono presenti asset patrimoniali rilevanti, come immobili o marchi, che si desidera separare dall’attività operativa;
  • l’imprenditore intende pianificare il passaggio generazionale dell’impresa;
  • il gruppo prevede operazioni straordinarie come acquisizioni, cessioni o ingresso di nuovi soci.

In queste situazioni la Holding non rappresenta semplicemente una società di partecipazioni, ma una vera struttura di governo del gruppo, capace di coordinare partecipazioni, strategie e flussi finanziari.

Quando invece esiste una sola società operativa, non vi sono utili significativi da reinvestire e mancano asset da separare dall’attività imprenditoriale, l’introduzione di una capogruppo può generare soltanto costi amministrativi aggiuntivi senza benefici reali.

La decisione richiede quindi un’analisi tecnica della struttura societaria esistente e degli obiettivi patrimoniali dell’imprenditore.


COME COSTITUIRE UNA HOLDING: CONFERIMENTI E PERIZIA DI STIMA

La costituzione di una Holding rappresenta solo il primo passaggio di un processo più ampio che riguarda il trasferimento delle partecipazioni e la progettazione dell’assetto societario del gruppo. Il processo si articola normalmente in tre fasi principali.

La prima fase consiste nella costituzione della società capogruppo, generalmente nella forma di S.r.l. o, nei gruppi più strutturati, di S.p.A. La nuova società non svolge attività operative sul mercato, ma ha come funzione principale la detenzione e il coordinamento delle partecipazioni nelle società controllate.

La seconda fase riguarda il conferimento delle partecipazioni nella Holding. Le quote delle società operative, inizialmente detenute dalle persone fisiche, vengono trasferite alla capogruppo mediante un’operazione di conferimento. In questo modo la Holding diventa il soggetto che controlla direttamente le società del gruppo.

Quando il conferimento riguarda beni diversi dal denaro – come partecipazioni societarie, immobili o rami d’azienda – la normativa civilistica richiede una perizia di stima indipendente prevista dagli articoli 2343 c.c. per le società per azioni e 2465 c.c. per le società a responsabilità limitata. La perizia ha la funzione di attestare il valore dei beni conferiti e garantire l’equilibrio tra i soci.

Una volta completato il conferimento, le partecipazioni risultano accentrate nella Holding, che assume il ruolo di società di vertice del gruppo.

Sul piano fiscale, il trasferimento delle partecipazioni può beneficiare di specifici regimi di neutralità previsti dall’ordinamento tributario. In particolare, il conferimento può essere realizzato attraverso il regime del realizzo controllato disciplinato dall’articolo 177 del TUIR, che consente di trasferire le quote alla Holding senza generare un’immediata tassazione delle plusvalenze latenti, a condizione che siano rispettati i requisiti previsti dalla normativa.

La progettazione dell’operazione richiede quindi una valutazione coordinata di diversi elementi: il valore delle partecipazioni conferite, la composizione del capitale della Holding, la governance societaria e la struttura complessiva del gruppo. Quando questi aspetti vengono definiti correttamente fin dall’inizio, la Holding diventa il centro di coordinamento dell’intero sistema societario.


QUANTO COSTA COSTITUIRE UNA HOLDING

Una delle domande più frequenti tra gli imprenditori riguarda il costo necessario per costituire una Holding. Non esiste però una cifra unica valida per ogni situazione, perché il costo dell’operazione dipende dalla struttura del gruppo, dal numero di partecipazioni da conferire e dalla complessità della progettazione societaria e fiscale.

Dal punto di vista formale, la costituzione di una Holding comporta costi simili a quelli previsti per la creazione di una normale società di capitali. Tra le principali voci di spesa si possono individuare:

  • Le spese notarili per la costituzione della società;
  • Le imposte di registro e i diritti camerali;
  • I costi amministrativi per l’iscrizione al Registro delle Imprese.

Quando la Holding viene creata mediante conferimento di partecipazioni o altri beni, possono inoltre essere necessari ulteriori adempimenti, tra cui la perizia di stima richiesta dalla normativa civilistica per attestare il valore dei beni conferiti.

Accanto ai costi formali, occorre considerare anche le attività di progettazione dell’operazione. La creazione di una Holding richiede infatti un’analisi preliminare della struttura societaria esistente, la definizione della governance del gruppo e la pianificazione fiscale dei conferimenti.

Per questa ragione la costituzione di una Holding non dovrebbe essere considerata una semplice operazione amministrativa, ma un vero progetto di architettura societaria, nel quale vengono definite le regole di controllo, la gestione dei flussi finanziari e l’organizzazione del patrimonio imprenditoriale.


VANTAGGI FISCALI DI UNA HOLDING

Uno degli aspetti più rilevanti nella creazione di una Holding riguarda la gestione fiscale dei flussi che transitano tra le società del gruppo. L’ordinamento tributario italiano prevede specifici regimi che evitano la doppia imposizione quando utili e partecipazioni circolano tra società appartenenti allo stesso sistema partecipativo.

Quando gli utili di una società operativa vengono distribuiti direttamente a una persona fisica, sono generalmente soggetti a un’imposta sostitutiva del 26%. Se invece tali utili vengono distribuiti a una Holding soggetta a IRES, l’ordinamento consente una tassazione molto più contenuta, permettendo di mantenere gran parte delle risorse all’interno del perimetro societario.

La Holding consente quindi una gestione più flessibile dei flussi finanziari del gruppo. Gli utili prodotti dalle società operative possono essere accentrati nella capogruppo e destinati a nuovi investimenti, acquisizioni, rafforzamento patrimoniale o finanziamento di altre società del gruppo.

Tra i principali strumenti fiscali utilizzati nelle strutture di Holding si possono ricordare:

  • la detassazione dei dividendi infragruppo prevista dall’articolo 89 del TUIR;
  • il regime di Participation Exemption (PEX) sulle plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni;
  • il consolidato fiscale nazionale, che consente di compensare utili e perdite tra società appartenenti allo stesso gruppo;
  • il regime di IVA di gruppo, che permette di gestire in modo unitario crediti e debiti IVA tra le società partecipanti.

Questi strumenti non rappresentano agevolazioni isolate, ma componenti di un sistema fiscale pensato per riconoscere l’unitarietà economica dei gruppi societari.

È importante ricordare che la Holding non elimina la tassazione finale. Se gli utili vengono distribuiti ai soci persone fisiche, si applicheranno le imposte previste per tali soggetti. Il vantaggio principale consiste nella possibilità di gestire tempi e modalità della tassazione, mantenendo le risorse all’interno della struttura societaria finché risultano utili allo sviluppo del gruppo.


DIVIDENDI E PEX NELLA HOLDING

Uno dei profili fiscali più rilevanti nel funzionamento di una Holding riguarda il trattamento dei dividendi percepiti dalle società partecipate e delle plusvalenze realizzate in caso di cessione delle partecipazioni. È proprio in questo passaggio che la struttura Holding mostra una delle sue principali utilità: consentire la circolazione del valore all’interno del gruppo con un carico fiscale più contenuto rispetto alla detenzione diretta da parte delle persone fisiche.

Quando una società operativa distribuisce utili a una Holding soggetta a IRES, trova applicazione il regime previsto dall’articolo 89 del TUIR. In base a questa disciplina, il 95% dei dividendi percepiti da altre società di capitali è escluso da imposizione, mentre solo il 5% concorre alla formazione del reddito imponibile. Poiché su questa quota si applica l’IRES ordinaria del 24%, l’imposizione effettiva risulta particolarmente contenuta.

Un meccanismo analogo opera, a determinate condizioni, anche per le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni. In presenza dei requisiti previsti dall’articolo 87 del TUIR, trova applicazione il regime di Participation Exemption, che consente di escludere da imposizione il 95% della plusvalenza realizzata dalla Holding.

Per beneficiare della PEX devono essere rispettate alcune condizioni fondamentali:

  • possesso ininterrotto della partecipazione per almeno dodici mesi prima della cessione;
  • iscrizione della partecipazione tra le immobilizzazioni finanziarie nel primo bilancio chiuso durante il periodo di possesso;
  • residenza fiscale della società partecipata in uno Stato non considerato a fiscalità privilegiata;
  • esercizio da parte della partecipata di un’effettiva attività commerciale.

La combinazione tra detassazione dei dividendi e Participation Exemption rende la Holding uno strumento particolarmente efficiente quando gli utili e il valore generato dalle partecipazioni non devono essere immediatamente distribuiti ai soci persone fisiche, ma trattenuti e reinvestiti nel sistema societario.

È tuttavia essenziale distinguere tra fiscalità interna al gruppo e tassazione finale. Se la Holding distribuisce successivamente gli utili ai soci persone fisiche, tali somme saranno soggette alla relativa imposizione. Il vantaggio della Holding non consiste quindi nell’azzerare le imposte, ma nel governare tempi e modalità della tassazione, mantenendo le risorse nel perimetro societario finché servono per investimenti, acquisizioni o rafforzamento patrimoniale.


REALIZZO CONTROLLATO EX ART. 177 TUIR

La creazione di una Holding comporta spesso il trasferimento delle partecipazioni dalle persone fisiche alla nuova società capogruppo. In assenza di specifici regimi fiscali, questa operazione potrebbe generare una tassazione immediata delle plusvalenze latenti. Per evitare questo effetto, l’ordinamento tributario italiano prevede il regime del realizzo controllato disciplinato dall’articolo 177 del TUIR.

Questo meccanismo consente ai soci di conferire le partecipazioni detenute in una società operativa a una Holding ricevendo in cambio quote o azioni della Holding stessa, senza che emerga immediatamente una plusvalenza imponibile.

Dal punto di vista economico l’operazione non genera un incasso di denaro. Le partecipazioni vengono semplicemente sostituite con una partecipazione nella società capogruppo, mantenendo la continuità dei valori fiscali dell’investimento. Il regime consente quindi di rinviare l’emersione della plusvalenza e di realizzare la riorganizzazione societaria senza un’imposizione fiscale immediata.

Per applicare correttamente il realizzo controllato devono essere rispettati alcuni presupposti fondamentali:

  • La Holding deve acquisire il controllo di diritto della società le cui partecipazioni vengono conferite;
  • Deve essere rispettata la continuità dei valori fiscali tra conferente e società conferitaria;
  • L’operazione deve essere giustificata da valide ragioni economiche di riorganizzazione;
  • La struttura deve essere correttamente rappresentata sotto il profilo contabile e societario.

Questo regime rappresenta uno degli strumenti più utilizzati nelle operazioni di riorganizzazione societaria, perché consente di trasformare una struttura detenuta direttamente dalle persone fisiche in un gruppo organizzato senza generare immediatamente tassazione.


ESEMPIO DI TASSAZIONE: PERSONA FISICA VS HOLDING

Per comprendere meglio il funzionamento fiscale della Holding, è utile confrontare il trattamento dei dividendi nei due casi più frequenti.

Struttura di possesso Tassazione dei dividendi
Persona fisica 26% imposta sostitutiva
Holding soggetta a IRES circa 1,2% effettivo (5% imponibile × 24% IRES)

Quando una società operativa distribuisce utili direttamente a un socio persona fisica, l’importo percepito è generalmente soggetto a un’imposta sostitutiva del 26%.

Se invece i dividendi vengono distribuiti a una Holding soggetta a IRES, trova applicazione il regime previsto dall’articolo 89 del TUIR: il 95% del dividendo è escluso da imposizione e solo il 5% concorre alla formazione del reddito imponibile. Su questa quota si applica l’IRES ordinaria del 24%, con un’imposizione effettiva molto ridotta.

La tassazione, quindi, non viene eliminata ma rinviata. Se la Holding distribuisce successivamente gli utili ai soci persone fisiche, tali somme saranno soggette alla tassazione prevista per i dividendi percepiti da soggetti privati. Il vantaggio principale consiste nella possibilità di trattenere gli utili all’interno del gruppo e reinvestirli in nuove attività imprenditoriali senza subire immediatamente la tassazione prevista per le persone fisiche.


CONSOLIDATO FISCALE E IVA DI GRUPPO

Oltre al trattamento fiscale dei dividendi e delle plusvalenze, la presenza di una Holding consente di accedere ad altri strumenti che permettono di coordinare la fiscalità tra le diverse società del gruppo. Tra i più rilevanti vi sono il consolidato fiscale nazionale e il regime di IVA di gruppo, che rappresentano due meccanismi fondamentali per gestire in modo unitario la tassazione.

Il consolidato fiscale, disciplinato dagli articoli 117–129 del TUIR, consente alle società appartenenti a uno stesso gruppo di determinare l’IRES su base aggregata. In pratica, i redditi imponibili delle diverse società partecipanti vengono sommati tra loro, permettendo di compensare utili e perdite all’interno del gruppo.

Questo sistema può risultare particolarmente utile quando le società controllate presentano risultati economici differenti. Le perdite di una società possono infatti ridurre l’imponibile complessivo del gruppo, mentre gli utili di altre società vengono tassati solo dopo tale compensazione. In questo modo si ottiene una gestione più efficiente del carico fiscale complessivo.

Accanto al consolidato fiscale, l’ordinamento prevede anche il regime di IVA di gruppo, regolato dall’articolo 73 del D.P.R. 633/1972 e dalle relative disposizioni attuative. Attraverso questo meccanismo, le società appartenenti allo stesso gruppo possono essere trattate come un unico soggetto ai fini della liquidazione dell’imposta sul valore aggiunto.

Ciò significa che i crediti IVA maturati da alcune società possono compensare i debiti IVA di altre, riducendo il fabbisogno finanziario e migliorando la gestione della liquidità complessiva. Inoltre, le operazioni infragruppo possono risultare più semplici da gestire sotto il profilo amministrativo.

L’integrazione tra consolidato fiscale e IVA di gruppo rafforza il ruolo della Holding come centro di coordinamento fiscale del gruppo. La capogruppo diventa il punto di riferimento per la pianificazione tributaria e per la gestione dei flussi fiscali tra le diverse società.

Per gruppi imprenditoriali articolati, questi strumenti consentono di superare la logica della tassazione isolata delle singole società e di adottare una visione unitaria del sistema economico rappresentato dal gruppo. In questo modo la fiscalità non viene subita come un costo frammentato, ma gestita in modo coerente con la struttura organizzativa e finanziaria dell’impresa.


STRUTTURA DI UN GRUPPO CON HOLDING

Quando una Holding viene progettata correttamente, non rappresenta soltanto una società che detiene partecipazioni, ma diventa la struttura di vertice attraverso cui viene organizzato l’intero gruppo societario. Il modello più diffuso prevede una capogruppo che controlla una o più società operative, ciascuna dedicata a una specifica attività imprenditoriale.

In questo schema, la Holding svolge funzioni di indirizzo strategico e coordinamento finanziario, mentre le società controllate si occupano dell’attività operativa sul mercato. Questa separazione consente di distinguere con maggiore chiarezza tra il livello decisionale e quello produttivo.

Una struttura di gruppo può assumere configurazioni diverse a seconda della complessità dell’attività. Nella forma più semplice, la Holding controlla direttamente più società operative, ciascuna dedicata a uno specifico ramo di business.

In gruppi più articolati, invece, può essere introdotto un livello intermedio costituito da sub-holding o società tematiche, che coordinano specifiche aree operative o settori di attività. Questo modello consente di organizzare il gruppo in modo più efficiente, soprattutto quando le attività sono diversificate o operano in mercati differenti.

Un esempio tipico può essere il seguente:

  • Una Holding di vertice, che detiene le partecipazioni e coordina le strategie del gruppo;
  • Una o più società operative, che svolgono le attività industriali, commerciali o di servizi;
  • Eventuali società immobiliari, che detengono gli immobili utilizzati dalle società operative;
  • Società dedicate alla gestione di marchi, brevetti o altre attività patrimoniali.

Questa struttura consente di separare le diverse funzioni economiche e patrimoniali, rendendo più chiaro il ruolo di ciascuna società all’interno del gruppo. Inoltre facilita operazioni come l’ingresso di nuovi soci in una singola società operativa o la cessione di uno specifico ramo di attività, senza modificare l’equilibrio complessivo della proprietà.

Dal punto di vista finanziario e organizzativo, una struttura di gruppo coordinata da una Holding risulta generalmente più stabile e più leggibile rispetto a una rete di società indipendenti controllate direttamente dalle persone fisiche. La presenza di una capogruppo consente infatti di centralizzare decisioni strategiche, pianificazione finanziaria e gestione delle partecipazioni, rafforzando la coerenza complessiva del sistema societario.


RIORGANIZZARE UNA HOLDING GIÀ ESISTENTE

Costituire una Holding non esaurisce il lavoro di progettazione. In molti casi la vera efficienza si ottiene intervenendo su una Holding già esistente, adeguandone struttura, governance e assetto fiscale alla crescita del gruppo e agli obiettivi patrimoniali dell’imprenditore.

Con il tempo, infatti, una Holding può diventare inadeguata rispetto alla configurazione reale delle partecipazioni, ai rapporti tra soci, alla distribuzione degli asset o alle esigenze di passaggio generazionale. Una struttura nata anni prima per detenere poche partecipazioni può trovarsi a governare un gruppo molto più complesso, con nuove società, immobili, liquidità eccedente o rami di attività eterogenei.

La riorganizzazione può riguardare diversi profili.

  • Sul piano societario, può rendersi necessario accentrare nuove partecipazioni, ridefinire la composizione del capitale o aggiornare lo statuto per disciplinare in modo più efficace diritti di voto, trasferimento delle quote, prelazioni e assetti di governance.
  • Sul piano patrimoniale, l’intervento può riguardare il conferimento nella Holding di ulteriori partecipazioni, immobili o altri beni strategici, così da rendere più ordinata la separazione tra attività operative e asset di lungo periodo.
  • Sul piano fiscale, una Holding già esistente può essere riorganizzata per migliorare la gestione dei dividendi, delle plusvalenze, del consolidato fiscale o dei flussi infragruppo, evitando che la crescita del gruppo produca inefficienze o disallineamenti rispetto alla struttura originaria.

Anche il rapporto con banche, investitori e controparti può giustificare una revisione dell’assetto. Una Holding con governance chiara, partecipazioni ordinate e bilanci leggibili consente infatti di rappresentare il gruppo in modo più credibile e stabile rispetto a una struttura rimasta ferma nel tempo.

La riorganizzazione di una Holding non è quindi un adempimento formale, ma un passaggio di manutenzione strategica. In assenza di aggiornamenti, una struttura societaria nata per dare ordine può trasformarsi progressivamente in un contenitore meno efficiente, più esposto a conflitti interni e meno adatto a sostenere la crescita futura del gruppo.


ERRORI DA EVITARE NELLA HOLDING

La creazione di una Holding richiede una progettazione accurata. Una struttura societaria costruita senza una valutazione tecnica adeguata può generare inefficienze fiscali, conflitti tra soci o difficoltà nella gestione futura del gruppo.

Uno degli errori più frequenti consiste nel costituire una Holding senza una reale logica di gruppo. Quando esiste una sola società operativa e non vi sono asset patrimoniali da separare o utili da reinvestire, l’introduzione di una capogruppo rischia di aggiungere costi amministrativi senza apportare benefici concreti.

Un secondo errore riguarda la gestione approssimativa dei conferimenti. Il trasferimento di partecipazioni o beni alla Holding deve essere supportato da una perizia di stima adeguata e da una corretta impostazione civilistica e fiscale. Valutazioni imprecise o operazioni non coerenti con la normativa possono esporre l’operazione a contestazioni da parte dell’Amministrazione finanziaria o di terzi.

Altri errori ricorrenti riguardano:

  • statuti societari privi di clausole di prelazione, gradimento o diritti particolari, che possono generare conflitti tra soci;
  • finanziamenti infragruppo non formalizzati, privi di condizioni economiche coerenti con il mercato;
  • confusione tra funzione strategica della Holding e attività operative delle controllate;
  • assenza di una pianificazione del passaggio generazionale.

Una Holding efficace non nasce dalla semplice costituzione di una società di partecipazioni, ma da una progettazione complessiva che integri diritto societario, fiscalità e governance.


HOLDING E PASSAGGIO GENERAZIONALE

Uno degli ambiti in cui la Holding dimostra maggiore utilità riguarda la gestione del passaggio generazionale nelle imprese familiari. In questi contesti si parla spesso di Holding di famiglia, una struttura societaria utilizzata per concentrare le partecipazioni nelle società operative e disciplinare nel tempo la governance tra gli eredi.

Quando le partecipazioni nelle società operative sono detenute direttamente dalle persone fisiche, la successione può determinare una frammentazione delle quote e una dispersione del controllo. La proprietà delle società può essere suddivisa tra più eredi, con il rischio che il governo dell’impresa diventi instabile o che emergano conflitti tra i soci.

La presenza di una Holding consente invece di concentrare le partecipazioni in un unico soggetto societario. Gli eredi non ricevono direttamente le quote delle società operative, ma partecipazioni nella Holding, che continua a controllare l’intero gruppo.

Attraverso lo statuto della Holding è inoltre possibile introdurre regole di governance più evolute, tra cui:

  • clausole di prelazione o gradimento per il trasferimento delle quote;
  • attribuzione di diritti particolari di voto o di veto;
  • distinzione tra soci gestori e soci puramente patrimoniali.

La successione, quindi, non si limita a trasferire la proprietà del patrimonio imprenditoriale, ma consente di preservare la continuità nella gestione del gruppo e di ridurre il rischio di liti tra le diverse generazioni.

Per molte imprese familiari la Holding rappresenta uno strumento fondamentale di pianificazione patrimoniale e societaria, capace di mantenere stabile il controllo del gruppo anche nel momento del ricambio generazionale.


CONCLUSIONI: QUANDO CONVIENE DAVVERO UNA HOLDING

Costituire una Holding non significa semplicemente creare una nuova società. Significa progettare l’architettura attraverso cui verranno governati nel tempo partecipazioni, flussi finanziari e patrimonio imprenditoriale. Una Holding nasce per risolvere problemi reali: frammentazione delle società, dispersione della liquidità, governance incerta tra soci o eredi, difficoltà nel gestire operazioni straordinarie o passaggi generazionali. Quando questi elementi iniziano a emergere, introdurre una società capogruppo può trasformare una struttura disordinata in un sistema coordinato e più stabile.

I vantaggi sono concreti: controllo unitario del gruppo, gestione finanziaria più efficiente, accesso a regimi fiscali come Participation Exemption e consolidato fiscale, maggiore chiarezza verso banche, investitori e partner. Tuttavia la Holding comporta anche un livello superiore di responsabilità organizzativa: statuti, governance e conferimenti devono essere progettati con precisione.

Una Holding costruita con modelli standard o senza un disegno coerente rischia di diventare fragile. Al contrario, una struttura progettata correttamente – con perizie solide, statuti ben strutturati, diritti di governance chiari e bilanci trasparenti – diventa la piattaforma attraverso cui il patrimonio imprenditoriale può crescere, essere protetto e trasmesso nel tempo.

Come osserva Matteo Rinaldi nell’intervista a La Repubblica “Creare una Holding di famiglia: tutti i consigli per farlo al meglio, la differenza non è aprire una Holding, ma progettarla con precisione: definire le regole di controllo, disciplinare i rapporti tra soci e costruire un assetto societario capace di resistere nel tempo a crisi di mercato, verifiche fiscali e conflitti familiari.

La Holding non è quindi soltanto uno strumento fiscale. È soprattutto un modello di governo del patrimonio imprenditoriale.

Prima di costituirne una, la domanda decisiva non è se la Holding sia utile in astratto, ma se la struttura societaria esistente, il patrimonio detenuto e gli obiettivi dell’imprenditore rendano davvero necessario introdurre una società di vertice.

Quando questa analisi viene fatta correttamente, la Holding smette di essere un semplice contenitore di partecipazioni e diventa ciò che dovrebbe essere fin dall’inizio: la regia stabile di un gruppo imprenditoriale progettato per durare.


ARCHITETTURE PATRIMONIALI – REGIA STRATEGICA DEL COMANDO (MILANO)

Governare un patrimonio non significa applicare strumenti standard, ma progettare assetti giuridici capaci di reggere nel tempo. La differenza non risiede nei singoli veicoli ma nella regia complessiva: strutture opponibili, governance coerente e architetture in grado di assorbire pressioni fiscali, conflitti familiari e interessi divergenti. Nei contesti complessi le scelte non falliscono per vizi formali, ma per assetti che cedono sotto stress strutturale.

Quando le decisioni diventano irreversibili, non conta la correttezza dell’atto ma la tenuta dell’assetto. La consulenza giuridica d’impresa non si limita alla redazione degli atti: serve a evitare che la struttura inizi a governare chi l’ha costruita.

Per molti imprenditori che operano fuori dai principali centri professionali, Milano rappresenta il luogo in cui l’architettura patrimoniale viene realmente verificata: non come scelta geografica, ma come passaggio di validazione della stabilità dell’assetto.

La progettazione interviene prima del conflitto. Trasforma i vincoli normativi in architetture funzionali e costruisce patti efficaci anche al mutare del contesto, rendendo opponibili i rapporti di potere quando emergono tensioni o asimmetrie. Non è assistenza operativa. È progettazione di strutture decisionali.


MATTEO RINALDI

Matteo Rinaldi, con base operativa a Milano, affianca imprenditori, famiglie e gruppi societari nella definizione e realizzazione di assetti patrimoniali e di governance avanzati. La sua attività riguarda in particolare imprenditori provenienti da altre aree del Paese — spesso dal Centro e dal Sud Italia — che si rivolgono a Milano quando le strutture esistenti non garantiscono più stabilità o controllo nel lungo periodo.

Con formazione specialistica in diritto societario d’impresa e architetture Family Office, ha progettato e riorganizzato oltre duecento gruppi familiari e industriali, intervenendo su configurazioni caratterizzate da esposizioni patrimoniali rilevanti, asimmetrie decisionali e rischio concreto di perdita del controllo.

È riconosciuto per la sua creatività giuridica, con cui progetta soluzioni strutturali dove gli strumenti tradizionali non riescono a garantire stabilità e governabilità nel lungo periodo.

Quando l’assetto esistente non offre più garanzie di tenuta, l’intervento consiste nel ricostruire l’architettura decisionale traducendo la progettazione giuridica in atti e patti capaci di sostenere la struttura anche sotto pressione. Un assetto non progettato per governare l’impresa non resta neutro. Nel tempo governa chi la guida.


SESSIONE STRATEGICA DI INQUADRAMENTO – ACCESSO TECNICO RISERVATO (€300 + IVA)

Un incontro tecnico di sessanta minuti, ad accesso limitato, per verificare se l’assetto patrimoniale sia ancora governabile o se abbia già generato vincoli irreversibili. Non è una consulenza introduttiva ma una lettura della configurazione esistente finalizzata a individuare esposizioni patrimoniali già operative.

La sessione ricostruisce l’assetto reale del controllo: dove risiede il potere, quali decisioni pregresse producono effetti latenti e quale spazio di manovra resti effettivamente esercitabile senza il consenso di terzi. In molti casi emerge che i vincoli più rilevanti sono già operativi ma non ancora percepiti come tali. Protezione patrimoniale e logica Family Office delimitano il perimetro dell’analisi. L’attività richiede esame documentale e ricostruzione delle dinamiche decisionali di veicoli già operativi; per questa ragione non sono previsti incontri conoscitivi o valutazioni gratuite.

Quando esistono patrimoni e strutture in essere, tempo e gratuità non sono compatibili.

L’accesso tecnico rappresenta un filtro di pragmatismo: chi non riconosce il valore di un’analisi preliminare rispetto alla complessità degli asset coinvolti difficilmente dispone dell’approccio necessario per interventi strutturali complessi. In tali casi non sussistono le condizioni per un successivo incarico efficace.

L’incontro è svolto personalmente da Matteo Rinaldi, con base operativa a Milano, in studio o in videoconferenza riservata. Gli accessi sono contingentati per garantire continuità sulle posizioni già in gestione; in caso di incarico successivo, il costo dell’accesso tecnico è integralmente imputato come anticipo professionale.


 

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